Il sipario delle nebbie: la Costantinopoli di Edmondo De Amicis

Ott 5, 2025 | Libri

Quando pensiamo a Edmondo De Amicis, ci viene subito in mente Cuore, il libro che ha accompagnato intere generazioni di studenti italiani tra i banchi di scuola. Ma pochi sanno che lo stesso autore ha scritto una delle opere di viaggio più affascinanti dedicate a Istanbul.
Stiamo parlando di Costantinopoli, pubblicato nel 1877, un libro che ha saputo catturare l’anima di una città che per secoli ha fatto sognare viaggiatori e scrittori da tutto l’Occidente.

Il premio Nobel Orhan Pamuk lo ha definito “il miglior libro mai scritto su Istanbul”.

L’arrivo a Costantinopoli: la magia della nebbia

Il momento più celebre dell’opera è l’arrivo via mare, narrato da De Amicis come un crescendo drammatico e poetico.
Lasciamo che sia lui stesso a raccontarci quella mattina indimenticabile:

La scena si apre con la delusione:

«Maledizione! C'era la nebbia. Una nebbia fitta copriva l'orizzonte da tutte le parti; pareva imminente la pioggia; il grande spettacolo dell'entrata in Costantinopoli era perduto; il nostro più ardente desiderio, deluso; il viaggio, in una parola, sciupato!»

Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco apparire una figura rassicurante:

«In quel punto comparve il capitano … – Niente, niente. Non si sgomentino, signori. Benedicano anzi questa nebbia. In grazia della nebbia loro faranno la più bella entrata in Costantinopoli che abbiano mai potuto desiderare. Fra due ore avremo un sereno meraviglioso.»

Il capitano aveva ragione. La nebbia comincia lentamente a diradarsi e inizia il miracolo:

«Fu il Capitano del bastimento, che col suo occhio di marinaio scoperse per il primo il primo barlume di Stambul. … Era un punto bianco, la sommità d'un minareto altissimo … Dopo pochi minuti si vide accanto al minareto una macchia incerta, poi due, poi tre, poi molte che a poco a poco prendevano il contorno di case, e la fila s'allungava, s'allungava.»

E poi, finalmente, la rivelazione completa:

«A destra, Galata … sopra Galata, Pera … a sinistra, Stambul, distesa sulle sue larghe colline … nuvoli di colombi svolazzano intorno alle moschee; migliaia di caicchi dipinti e dorati guizzano sulle acque; il mar di Marmara sparso d'isolette e biancheggiante di vele; e il Bosforo coperto di navi, che serpeggia fra due file interminabili di chioschi, di palazzi e di ville.»

Costantinopoli come visione

Di fronte a tanto splendore, De Amicis si ferma quasi intimorito:

«Ed ora descrivi, miserabile! profana colla tua parola questa visione divina! Chi osa descrivere Costantinopoli?»

La città, prima velata e poi rivelata, diventa una promessa che si compie, un sipario che si apre lentamente sul palcoscenico della storia.
È affascinante riscoprire questo De Amicis viaggiatore, capace di descrivere l’Oriente con uno sguardo appassionato e sensibile, lontano dall’immagine scolastica dell’autore di Cuore.

Il successo di Costantinopoli

Costantinopoli ebbe in Italia un successo immediato e straordinario. Il libro conquistò un vasto pubblico e contribuì a diffondere tra i lettori italiani un'immagine dell'Impero ottomano lontana dai clichés, più umana e sfaccettata. Venne tradotto, recensito e apprezzato anche oltre i confini nazionali, tanto che ancora oggi la critica lo considera una sorta di "capolavoro dimenticato" nella produzione dello scrittore.

Rileggere De Amicis oggi

I viaggiatori di oggi arrivano a Istanbul in aereo, atterrando tra il cemento degli aeroporti moderni. L'emozione non nasce più dall'attesa lenta, da viaggi interminabili, più simili a sogni, dalla nebbia che nasconde e poi svela con grazia teatrale. Ma proprio per questo, rileggere De Amicis significa recuperare quel senso di scoperta graduale che rischiamo di perdere nell'epoca dei voli low-cost e delle visite mordi e fuggi. E forse, proprio perché così lontano dalla nostra esperienza, questo modo di viaggiare acquista un fascino ancora più grande, quello delle cose preziose che appartengono a un'altra epoca ma che continuano a parlarci al cuore.