Bisanzio e i tre nomi di una città millenaria

Ago 7, 2026 | Viaggi

In questi giorni l'Italia sta ricordando Francesco Guccini, uno dei cantautori che più hanno dato voce e spessore letterario alla canzone italiana del secondo Novecento. Fra le pagine del suo repertorio, spesso dedicate alla provincia emiliana e alla memoria familiare, ne compare una che si stacca per ambizione storica e respiro geografico: "Bisanzio", scritta nel 1981 per l'album Metropolis, un concept album dedicato alle città capaci di custodire, nella loro pietra e nella loro memoria, un frammento di grande storia. Proprio in questi giorni di ricordi, rileggere quel brano diventa l'occasione più naturale per raccontare la vicenda reale della città a cui è dedicato: un luogo che, nel corso di ventisette secoli, ha attraversato tre nomi e tre ere storiche senza mai smettere di essere se stesso.

Il brano affida la voce narrante a Filemazio, un protomedico, matematico e astronomo che lo stesso Guccini ha descritto come una figura verosimile, costruita su un nome bizantino realmente documentato, sebbene il personaggio resti una sua invenzione poetica. Filemazio osserva il cielo notturno di Costantinopoli e fatica a riconoscere gli astri consueti, quasi presentisse, senza ancora saperlo con certezza, che il mondo intorno a lui sta assumendo una forma nuova. Quella sensazione di soglia, di città che muta pelle restando fedele a se stessa, offre la chiave più utile per raccontare la storia autentica di questo luogo: un unico promontorio affacciato sul Bosforo che ha portato tre nomi diversi — Bisanzio, Costantinopoli, İstanbul — per tre epoche di una civiltà in movimento continuo.

Una notte nella Costantinopoli di Giustiniano

Il monologo di Filemazio si colloca nel VI secolo, al tempo del regno dell'imperatore Giustiniano I, quando Costantinopoli vive uno dei momenti più turbolenti della sua storia bizantina. Le due grandi fazioni del Circo, i Blu e i Verdi, nate come tifoserie delle corse dei carri, si sono trasformate in schieramenti politici e religiosi capaci di mobilitare intere porzioni della popolazione urbana. Nel gennaio del 532 la loro rivalità esplode nella rivolta di Nika, una settimana di violenza che mette a rischio il trono dell'imperatore e riduce in cenere gran parte del centro cittadino, compresa l'antica basilica di Santa Sofia. Dalle sue rovine, Giustiniano fa sorgere l'Ayasofya che ancora oggi domina la penisola storica, un capolavoro architettonico concepito per restituire alla città un simbolo capace di resistere al tempo.

Guccini sceglie proprio quel momento di instabilità per raccontare una civiltà che avverte di trovarsi su una soglia, sospesa fra un passato che si sta chiudendo e un presente ancora indecifrabile. È lo stesso sentimento che, secoli più tardi, tornerà a definire la città in un'altra transizione epocale, quella che porterà da Costantinopoli a İstanbul.

La fondazione greca e la scelta di Costantino

Prima di diventare capitale di un impero, Bisanzio nasce come colonia greca. La tradizione attribuisce la sua fondazione al 667 a.c., per opera di coloni provenienti da Megara guidati da un condottiero chiamato Byzas, da cui la città avrebbe preso il nome. La sua posizione, su un promontorio proteso fra il Bosforo e il Corno d'Oro, la colloca fin da subito in un punto di controllo strategico tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, fra il continente europeo e quello asiatico.

Proprio quella posizione convince, nel 330 dopo Cristo, l'imperatore romano Costantino I a scegliere Bisanzio come nuova capitale dell'Impero, ribattezzandola Costantinopoli in proprio onore. La città eredita l'intera macchina amministrativa di Roma e la conserva per un tempo straordinariamente lungo: mentre Roma cade nel 476, sotto la pressione delle popolazioni germaniche, Costantinopoli continua a governare quello che gli storici moderni chiamano Impero bizantino per altri mille anni, custodendo diritto romano, lingua greca e liturgia cristiana in un equilibrio che pochi altri centri urbani della storia hanno saputo mantenere così a lungo.

Il 1453 una soglia di ingresso nel nuovo mondo

Il 29 maggio 1453 le truppe ottomane guidate dal sultano Mehmed II, ricordato nella storiografia turca come Fatih Sultan II. Mehmet, entrano a Costantinopoli, ponendo fine a un millennio di continuità bizantina. Gli storici considerano questo evento uno spartiacque fondamentale della storia medievale, e la memoria collettiva europea lo ha spesso raccontato come una rottura definitiva. La realtà urbana, osservata da vicino, racconta piuttosto una storia di trasformazione ordinata: Mehmed II conserva la città come capitale del proprio impero, converte Ayasofya in moschea preservandone integralmente l'architettura bizantina, richiama artigiani, mercanti e studiosi da tutto il Mediterraneo per far rifiorire una popolazione ridotta dagli anni di assedio, e avvia una stagione di costruzioni — dal palazzo di Topkapı al Gran Bazar — che rende Costantinopoli-İstanbul il cuore pulsante di un nuovo impero multietnico e multireligioso.

L'origine del nome İstanbul

Il nome İstanbul compare già nelle fonti tardo-bizantine, secoli prima della conquista ottomana, e deriva con ogni probabilità dall'espressione greca eis tḕn pólin, "verso la città" o "nella città": il modo colloquiale con cui gli abitanti della regione si riferivano a Costantinopoli, considerata per antonomasia l'unica vera città dell'intera area. Anche durante i secoli dell'Impero ottomano, mentre la popolazione continua a chiamarla colloquialmente İstanbul, l'amministrazione mantiene come denominazione ufficiale Kostantîniyye, adattamento turco-ottomano proprio del nome Costantinopoli, impiegato nei documenti di cancelleria e sulle monete fino agli ultimi anni dell'impero. Nome popolare e nome amministrativo convivono così, paralleli, per secoli: da un lato l'uso quotidiano, dall'altro la formula ufficiale che guarda ancora alla fondazione costantiniana.

È soltanto con la fondazione della Repubblica di Turchia che questa convivenza si scioglie: il 28 marzo 1930, una legge del governo di Atatürk rende İstanbul la denominazione ufficiale ed esclusiva della città, chiedendo contestualmente agli altri paesi di adottare i toponimi turchi al posto delle vecchie trascrizioni occidentali. Il provvedimento arriva a distanza di pochi anni dalla riforma dell'alfabeto del 1928, che sostituisce la scrittura araba con quella latina, e si inserisce nello stesso percorso di modernizzazione linguistica voluto dal nuovo Stato repubblicano.

Camminare tra le ere, oggi

Chi percorre oggi le vie di Sultanahmet, tra Ayasofya e la Moschea Blu, attraversa fisicamente gli stessi millequattrocento anni che Filemazio, nella canzone di Guccini, avverte muoversi sotto i propri passi senza riuscire a decifrarli fino in fondo. La Cisterna Basilica fatta costruire da Giustiniano, le possenti mura teodosiane, i mosaici bizantini sopravvissuti all'interno di moschee ottomane, i caravanserragli costruiti secoli dopo la conquista: sono tutti strati sovrapposti della medesima città, ciascuno capace di convivere con quello precedente.

Il confine fra Bisanzio e la İstanbul contemporanea risulta, alla prova dei fatti, assai più sottile della data del 1453, per quanto quella data resti giustamente decisiva nei manuali di storia. È una linea che si può ancora percorrere a piedi, tra il quartiere di Balat e le rive del Bosforo, la stessa distesa d'acqua su cui, secoli prima, un protomedico immaginario si interrogava sul destino della propria città.

Per chi preferisce accompagnare la lettura con le immagini, il racconto di Alberto Angela nella puntata di Ulisse - Il piacere della scoperta dedicata a Istanbul, andata in onda su Rai il 28 aprile 2025, ripercorre con lo stesso spirito documentario il passaggio da Bisanzio a Costantinopoli fino alla città di oggi:

Domande frequenti

Perché Francesco Guccini ha scritto una canzone su Bisanzio? Guccini coltiva da sempre una passione dichiarata per la storia bizantina. Bisanzio fa parte dell'album Metropolis, pubblicato nel 1981, un concept album che dedica un brano a ciascuna delle città capaci di incarnare un momento della grande storia, da Bisanzio a Venezia fino a Bologna.

Bisanzio, Costantinopoli e İstanbul indicano la stessa città? Sì: il luogo fisico resta lo stesso, sul promontorio compreso fra Bosforo, Corno d'Oro e Mar di Marmara. Cambiano il nome e la civiltà politica che la governa nel tempo: colonia greca, capitale romana d'Oriente, capitale ottomana, oggi metropoli della Repubblica di Turchia.

Quando cadde Costantinopoli? Il 29 maggio 1453, con la conquista guidata dal sultano ottomano Mehmed II, evento che gli storici considerano la fine convenzionale dell'Impero bizantino.

Da dove deriva il nome İstanbul? Con ogni probabilità dall'espressione greca eis tḕn pólin, "verso la città", in uso colloquiale già dal tardo periodo bizantino.

Come si chiamava ufficialmente la città prima del 1930? Durante l'Impero ottomano il nome ufficiale usato nei documenti di cancelleria era Kostantîniyye, adattamento turco di Costantinopoli, mentre la popolazione continuava a chiamarla colloquialmente İstanbul. La legge del 28 marzo 1930 mette fine a questa doppia denominazione, rendendo İstanbul l'unico nome ufficiale.

Restano ancora tracce bizantine visibili a İstanbul? Sì, e in buon numero: Ayasofya, la Cisterna Basilica, le mura teodosiane e diversi cicli musivi conservati in città offrono ancora oggi testimonianza diretta dell'epoca bizantina.